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Fenomeno Facebook, dalle ‘stelle alle stalle’?

Facebook ci ha rivoluzionato la mentalità. Può un fenomeno all’apparenza ‘positivo’ denotare dei risvolti negativi in chi lo adopera?

Facebook è un ‘fenomeno’ che potremmo definire epocale. Ha avuto una diffusione capillare, praticamente planetaria se si conta che ha quasi 3 miliardi di utenti registrati! E, questo è innegabile, ha plasmato anche il nostro modo di lavorare, di comunicare, di presentare le polizze al pubblico. Ma, come si suol dire, non è tutto oro quel che luccica e un ragionamento ad ampio raggio andrebbe pur fatto, anche solo per porre l’accento sugli effetti collaterali che questo social ha prodotto ‘strada facendo’.

Facebook, la storia, le origini, il concetto.

L’idea di comporre un Facebook, un libro delle facce, nasce nel campus di Harvard nel 2004. E dove se non in una delle Università più prestigiose al mondo così ricca di geni e talento? Eppure alla base vi era un concetto molto semplice: Facebook ricalcava il format dell’annuario scolastico, l’elenco cartaceo tipico dei college americani (realizzato con nome e fotografia degli studenti) utilizzato proprio al fine di socializzare. Fu un manipolo di studenti brillanti a concepirlo. Tra questi emerse ben presto il ventenne Mark Zuckerberg, quello che solo lo scorso anno è rientrato nella lista dei primi 30 miliardari del pianeta! Quando si suol dire: coltivare le relazioni fa bene al portafoglio.

Facebook: quando socializzare NON FA bene alla salute.

Non solo gloria e onori dunque. Facebook ha dovuto (e deve) fare i conti con l’insorgere di deviazioni del comportamento nella sua ‘popolazione’ di utenti. Il fatto merita certamente un approfondimento. Consideriamo che si è partiti dalla positiva idea di voler socializzare arrivando, in alcuni casi, ad uno stato di scarsa igiene mentale. Praticamente un paradosso.

  • Problemi di perdita del sonno connessi allo ‘scrollaggio’ compulsivo;
  • Problemi di produttività dovuta al ripetuto controllo delle notifiche;
  • Problemi ad instaurare relazioni sane nella vita reale.

C’è da sottolineare che si tratta di effetti riscontrati in una parte di utenti minima (il 10% degli statunitensi iscritti). Eppure si ha la sensazione che il mood sia così diffuso… È importante mantenere la guardia alta di un problema che si presenta a volte subdolo. La presenza sui social non viene infatti percepita come dipendenza clinica.

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