La normativa europea si è fatta più stringente e una polizza a responsabilità generale può non bastare: ecco perché coprirsi con una polizza ambientale.
Polizza ambientale: oltre la responsabilità civile generale
Ad oggi, in materia di inquinamento ambientale, è prassi delle aziende italiane dotarsi di una polizza di responsabilità civile generale che tratti dei danni da inquinamento solamente in via “accidentale”. Tuttavia, questa soluzione potrebbe risultare riduttiva considerando l’assenza di una definizione certa di inquinamento “accidentale” a non dare garanzie sulla tutela di un eventuale sinistro. Bisogna valutare la questione nella sua interezza e contemplare la totalità degli accadimenti coperti da una polizza ambientale specifica. I danni da inquinamento in esame possono essere:
- di tipo “graduale” (come i fenomeni di dispersione di sostanza tossiche prolungati nel tempo);
- di tipo “pregresso” (riguardanti i siti dove si svolge ora una rinnovata attività);
- inerenti alla bonifica del sito di proprietà dell’assicurato.
Naturalmente rientrano anche i danni procurati a persone o a cose.
Un regime giuridico più stringente: chi inquina paga!
La tendenza generale in Italia è quella di sottovalutare questo tipo di rischio (ad oggi solo il 5% delle aziende è assicurato dal danno ambientale). Ma un incentivo a tutelarsi da eventuali danni arrecati all’ambiente deriva dal vigente regime giuridico comunitario che si è fatto più restrittivo. La Direttiva sulla responsabilità ambientale, infatti, introdotta nel 2004 è basata sul principio giuridico del “chi inquina paga”.
Sono cioè aumentate le fattispecie in cui l’azienda è riconosciuta soggetto giuridico responsabile. In particolare, si imputano in capo all’impresa gli obblighi di:
- prevenire il danno ambientale;
- prendere iniziative nel caso in cui sussista una situazione di minaccia;
- comunicare alle autorità competenti l’eventualità di danno ambientale effettivo o sospetto.Dunque il trend è quello di una maggiore predisposizione per le imprese al rischio.
Polizza ambientale, quali i pro?
Il più delle volte si presume che la bassa frequenza con cui si verificano questi eventi non giustifichi la stipula di una polizza ad hoc. Vige, inoltre, la prassi di annotare l’eventuale spesa di risanamento fra le uscite in bilancio, piuttosto che pensare di scaricare questo costo su una polizza. È l’atteggiamento di quelle imprese che credono di poter sanare senza copertura assicurativa l’eventualità di un danno ambientale. Potrebbero, ad esempio, volerci anni per effettuare un intervento di bonifica e ripristino (comunque complessi) e questo ostacolerebbe il normale svolgimento dell’attività aziendale.
Se venissero inquinate specie di animali e habitat protetti (danno alla biodiversità), è l’attività stessa che ne risulterebbe compromessa. Il pagamento del premio assicurativo di una polizza ambientale sarebbe solo una minima parte rispetto all’entità delle spese legali da affrontare. Per non parlare del risarcimento stesso!
E se pure questo fosse elargito bisognerebbe valutare l’entità del danno subito dall’azienda in termini di reputazione, amplificato dalla divulgazione che ne darebbero i media. Di fatto, l’intera attività futura potrebbe risultare compromessa.
Vieni a scoprire tutte la altre polizze di Bianchi assicurazioni.
Seguici su facebook.

